È ancora tiempo!

Musicisti e cantautori, con i capelli bianchi: Enzo Avitabile e Pino Daniele, entrambi classe 1955, hanno resistito alle nuove tendenze melodiche commerciali e regalano ancora sogni e speranza a una città, Napoli, divenuta tristemente sinonimo d’immondizia e camorra. (Foto: sito ufficiale dell’etichetta discografica CNI, produttrice dell’album di Enzo Avitabile  http://www.cnimusic.it/)

Sì, stasera mi voglio proprio gustare ‘na tazzulella ‘e cafè, come solo a Napoli ‘o sanno fà. Mi sento un po’ strano, le recenti notizie di crisi e truffe mi hanno rattristato, così scendo dall’autobus e faccio a piedi l’ultimo tratto di strada. Sento il bisogno di rilassarmi e le voci, gli odori dei quartieri spagnoli di Napoli sono l’ideale per farlo. Cammino “lemme lemme”, mentre guardo le vetrine e penso. Che peccato questa bella città deturpata dall’immondizia! Che peccato una cultura così antica, degradata dalla camorra! Umiliata e offesa, Napoli, non sembra più la stessa. Mi affaccio a una vetrina di un negozio di dischi e tutt’a un tratto mi sveglio dal torpore. Due CD, appena usciti, la riempiono quasi completamente: La Grande Madre di Pino Daniele e Black Tarantella di Enzo Avitabile. Sono emozionato: allora la creatività non è scomparsa e c’è ancora chi ha voglia di scommettere sul futuro!
È ancora tiempo
di vivere ed è ancora tempo di cambiare il corso della vita e il destino di una città, dichiarano Pino ed Enzo, nel canto di amicizia e di fratellanza che apre Black Tarantella. Ogni giorno è un punto di partenza, una nuova possibilità per creare il domani. I testi e la musica di quest’album vanno oltre i confini del territorio e affrontano i temi dei diritti umani, giustizia sociale, mafia, lavoro, in territori fuori di vista, come li definisce lo stesso Avitabile. Sul tessuto letterale e musicale della tarantella, s’innesta una sinonimia allegorica, che dal significato di partenza ne acquista man mano un altro; due possibilità per la stessa musica, un dialogo più che un duetto con grandi artisti di cultura e lingua diversa: il modenese di Guccini, il siciliano di Battiato, l’irlandese di Bob Geldolf, l’americano di David Crosby, lo spagnolo di Enrique Morente, l’algerino di Idir, l’arabo di Daby Tourè.
La musica non è di nessuno e il canto è il punto di riferimento: un canto di speranza per il mondo intero. Pino Daniele ritorna, con La Grande Madre, alla forma-canzone per intraprendere un viaggio alla ricerca della terra che ci ha generato: «Dove me ne andrò? Cerco una Grande Madre, che mi faccia capire se sono ancora un uomo o un animale. Io mi fermo qui sotto un albero a pensare. Io mi fermo qui, con il ricordo più bello che ho. Meno male che si alza un po’ di vento». L’album, prodotto dall’etichetta indipendente Blue Drag, fondata dallo stesso Pino Daniele, sostiene l’organizzazione internazionale Save the Children. Il book, molto curato, contiene i testi e gli spartiti di tutte le canzoni ed è arricchito da bellissime foto e da una biografia dell’artista ben fatta.
Blues, rock, Jazz, sono il melting pot di queste due perle della musica partenopea: il sangue misto della musica, come ha scritto Pino Daniele. Così, nel dialogo di Avitabile con David Crosby, la canzone diventa inno, quando la Madonna appare in Africa: «e parlaie d’o dimane, ‘a speranza, ‘o cielo, ‘e notte stellate». La musica e il canto fanno semplicemente il resto.

Erino Poli