«Portate i vostri figli al Festival». L’invito del presidente del “Festival della Scienza”, Manuela Arata, è stato raccolto. Il Festival genovese ha chiuso la nona edizione con una grande affluenza di giovani che hanno trasformato la Piazza delle Feste in una giovane “Piazza della Scienza”.

Festival della Scienza 2011, largo ai giovani

«Portate i vostri figli al Festival». L’invito del presidente del “Festival della Scienza”, Manuela Arata, è stato raccolto. Il Festival genovese ha chiuso la nona edizione con una grande affluenza di giovani che hanno trasformato la Piazza delle Feste in una giovane “Piazza della Scienza”.

 

Prima che acqua e fango inondassero alcune tra le più belle località liguri, Genova è stata rifugio e meta di ricercatori, studenti, famiglie o semplicemente curiosi, accorsi in città per vivere tredici coinvolgenti giorni immersi nella scienza. Dal 12 ottobre al 2 novembre, la città ha ospitato la nona edizione del “Festival della Scienza”, il cui obiettivo principale è stato quello di abbattere le barriere interposte fra scienze matematiche, naturali e umane, per dare la possibilità di toccare, vedere e capire la scienza senza confini. Grazie al tema di quest’anno, “150 e oltre”, il Festival ha inoltre celebrato l’Unità d’Italia, rivisitando in chiave moderna e innovativa le più belle conquiste scientifiche del passato, legandole indissolubilmente alle prospettive future dei giovani. Il risultato? Oltre 200.000 visitatori accorsi, nonostante gli allagamenti.
Sono numeri da record per una “miracolosa” edizione, chiusasi con una grande presenza di giovani, oltre 2.000. «Il “Festival della Scienza” è un miracolo, un crogiuolo multicolore e sorridente. Variegato come la vita, che ha tanti volti: la poesia, la scienza, l’economia, la medicina e poi i robot, gli stormi di uccelli migratori. Nel Festival di Genova senti vibrare tutte queste cose come vive. Fanno tutte parte di te, ecco perché ti senti così vivo quando ci sei». Così il prof. Pier Luigi Luisi della Scuola Normale Superiore di Pisa ha dipinto il Festival, un Festival all’insegna della ricerca e delle future generazioni, che tra l’altro, è riuscito anche a dialogare direttamente con i suoi visitatori. Ad affollare le conferenze, infatti, una flotta di giovani, seduti per terra, intenti a conversare con giovani scienziati che lavorano all’estero, come Fiorenzo Omenetto, Maurizio Porfiri, Francesca Ferlaino, Maurizio Corbetta, ad ascoltare le avventure nello spazio di Roberto Battiston e Roberto Vittori, le frontiere della cosmologia secondo Anil Ananthaswamy, le previsioni del climatologo Luca Mercalli sul futuro della Terra o la straordinaria spiegazione dell’infinito di Margherita Hack.

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Il Festival si è confermato “giovane” non solo nell’affluenza, ma anche nell’organizzazione: giovani ricercatori e studenti universitari sono stati gli artefici di interessanti eventi ispirati alle più attuali questioni scientifiche, di momenti ricreativi, di lezioni interattive, di spettacoli e di mostre dedicate all’incontro tra arte e scienza, con un occhio alla ricerca più avanzata e uno alle esperienze di ricerca nei Paesi emergenti. Il ruolo dei giovani è stato fondamentale nell’edizione 2011. Non a caso sono stati ribattezzati “animatori scientifici”, per via dei loro innumerevoli compiti: accoglienza del pubblico, organizzazione di conferenze, mostre e laboratori, oltre che di “guida” per altrettanti giovani visitatori. Il merito del futuro del Festival è dunque anche loro, di questi futuri scienziati, naturalisti, ricercatori, fisici, chimici o matematici, affamati di conoscenza, dall’aria sorridente e dall’entusiasmo contagioso. Chissà, forse tra qualche anno li troveremo al Festival, magari in veste di ospiti, piuttosto che come organizzatori, ma sempre “animatori”.

Giusy Del Salvatore

Foto: www.festivalscienza.it

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