L’Italia apre le porte della “green economy”, offrendo ai giovani lavoratori nuove opportunità occupazionali, dimostrando come l’interesse per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente stiano ridisegnando le prospettive del mondo del lavoro.

“Green job”: le nuove frontiere del mercato del lavoro

L’Italia apre le porte della “green economy”, offrendo ai giovani lavoratori nuove opportunità occupazionali, dimostrando come l’interesse per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente stiano ridisegnando le prospettive del mondo del lavoro.

«Ci sono nuove energie da imbrigliare e nuovi lavori da creare». Queste le parole del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, durante il suo primo discorso pubblico nel 2008. Da allora, Obama è stato riconosciuto pioniere della “green economy”: un’economia che, in questi anni, ha apportato una vera e propria “rivoluzione verde” delle tecniche di progettazione, produzione e consumo, risultando, inoltre, un’efficace arma contro la crisi economica. Oggi, finalmente, anche in Italia si può parlare di “green job”, i cosiddetti “lavori verdi”, nati dall’esigenza di sviluppare industrie e servizi di stampo esclusivamente ecologico e protagonisti di un’economia sostenibile. Tutte le nuove figure professionali che scelgono di sposare questa “filosofia verde”, hanno un unico comune denominatore: il rispetto dell’ambiente. Il vantaggio di lavorare nel settore “green” è che chiunque può inventare o reinventare il proprio lavoro in chiave ecologica. Ad oggi, le dieci “professioni verdi” più richieste in Italia sono quelle di eco-avvocato, chimico ambientale, progettista verde, operatore eco-turistico, organizzatore di eventi sostenibili, eco-chef, bio-ingegnere, valutatore di impatto ambientale, manager nel settore fotovoltaico e responsabile smaltimento rifiuti. Un chimico ambientale, per esempio, si dedicherà alla progettazione di materiali industriali meno dannosi di quelli tradizionali.

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Un giovane eco-chef potrà invece orientare la sua cucina al risparmio economico ed energetico senza però rinunciare alla creatività. Per non parlare poi del settore biotecnologico, che propone soluzioni a basso impatto ambientalem come le nuove fibre biologiche destinate all’industria tessile o il nuovo packaging alimentare e farmaceutico. I “green job” costituiscono delle nuove interessanti finestre aperte sul mercato del lavoro: secondo lo studio “Green employment e sviluppo delle rinnovabili” di Althesys, in questo biennio il settore delle Fer (Fonti di energia rinnovabili) avrebbe raddoppiato il suo giro d’affari, arrivando a toccare i  13 miliardi di euro, un valore pari all’1,07% del PIL. La “green economy”, infatti, interessa molteplici settori: giornalismo ed editoria ambientale, edilizia, agricoltura, energie rinnovabili, salvaguardia e bonifica ambientale, ecoturismo, chimica verde, green marketing, mobilità sostenibile, gestione dei rifiuti, sicurezza del territorio, produzioni alimentari, eco finanza, green building, ecc. Ci si potrà sorprendere apprendendo che molti profili occupazionali ormai in crisi, riqualificati in chiave “green”, offrono maggiori opportunità lavorative. La consapevolezza di poter lavorare rispettando l’ambiente, può seriamente riaccendere le speranze di tutti quei giovani che, magari per la prima volta, si affacciano al mondo del lavoro e che si avviano verso la nuova rivoluzione industriale: quella di stampo ecologico e a impatto zero.

Giusy Del Salvatore

Foto: http://www.flickr.com/photos/80417459@N00/1967213840/sizes/z/in/photostream/

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