La verità come poesia: invito alla lettura del capolavoro di Kahlil Gibran, “Il profeta”

Cuore d’Oriente, cultura occidentale e talento multiforme: da questi elementi nasce uno dei libri più amati di sempre. Ogni generazione è stata illuminata dalla saggezza de “Il Profeta”.

Khalil Gibran, Il Profeta

Giubràn Halìl Giubràn è il nome esatto e completo di patronimico (come ricorda lo studioso e traduttore Francesco Medici) di colui che anche in Italia è conosciuto come Khalil Gibran, l’autore de “Il Profeta”. La lettura di un libro così intenso si offre con facilità a varie e spesso inappropriate attribuzioni di significato; a edulcorazioni didascaliche; fino al punto di divenire canone su cui si fondano vangeli personali e speculazioni arbitrarie. Per cui bisogna far cenno, seppur sotto forma di minimi richiami, alla vita del suo autore. Un lettore interessato non si fermerà quindi ad una lettura estetica, ma andrà ben oltre; sarà portato ad approfondire naturalmente tutti i singoli problemi che riguardano l’opera per riportarla ed inserirla nella sua cornice storica.
Gibran è sicuramente ─ e con pieno merito ─ il più conosciuto rappresentante degli scrittori libanesi emigrati negli Stati Uniti: cristiano-maronita, emigrato dal paese nativo alla fine del diciannovesimo secolo. Fu proprio qui che fondò assieme ad altri suoi connazionali l’associazione a sfondo culturale Amici della Penna. Gibran, sebbene maggiormente conosciuto come scrittore, fu anche un notevole pittore. Della sua vita, bisogna necessariamente ricordare il viaggio in Europa compiuto nel 1908: a Parigi fu in contatto con Auguste Rodin; risale a quel medesimo periodo la scoperta di autori fondanti della filosofia europea come Nietzche, Voltaire e Rousseau. Morì nel 1931.
“Il Profeta”: Al-Mustafà, il beneamato, dopo essersi fermato dodici anni a Orfalese, scorge tra il fumo della foschia materializzarsi la nave che lo riporterà a casa; ma gli abitanti della città lo invitano, prima del suo congedo, ad affidare loro il messaggio delle sue lunghe meditazioni. Ed essi lo interrogano, ciascuno secondo un argomento. Amore, matrimonio, preghiera, religione, legge, ragione e passione: i grandi temi della nostra vita. Una città immaginaria in un luogo e in un tempo indefinito: ma il paradigma, come il mito, non ha bisogno di precisazioni particolari, non si colloca nel tempo e nello spazio: è universale.

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In questo connubio armonico, la razionalità dialogica della filosofia occidentale è avvolta dal sentimento della natura tipico della poesia araba; i due elementi non sono però distinguibili, perché fusi in un tutto amorevole: ne risulta una perfetta sintesi che si traduce nella forma intermedia di un poema dall’andamento di prosa. “Il Profeta” non è un saggio di stile e non è nemmeno dottrina: Il ruolo di Gibran rispetto alla sua opera non è quello dell’autore ─ con tutte le limitazioni e le scelte soggettive che esso comporterebbe ─; egli è piuttosto un mediatore lirico che, invaso delicatamente da una lucida veggenza, comunica una verità che scaturisce come rivelazione oracolare; infusione di sapienza per chi lo ascolta. L’incanto di queste pagine sta anche in un equilibrio miracoloso tra forma e contenuto: saggezza concentrata, come quella custodita nei proverbi; e qui espressa in forma di frasi-massime che, già ad una prima lettura, sembrano quasi imprimersi istantaneamente nella memoria, distendersi sull’anima.

Marco Cesareo

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